All' Orecchiella inaugurato il museo di storia del paesaggio

museo_orecchiella.jpgmuseo_orecchiella.jpgInaugurato Sabato 6 Giugno alle ore 11:00 presso La Riserva Naturale Statale dell’Orecchiella, alla presenza delle Istituzioni Locali, dei rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato e del Parco Nazionale dell’Appennino il museo di storia del territorio e del paesaggio dell’Appennino Tosco Emiliano ideato dal Dott. Fabio Cappelli, capo dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Lucca del Corpo Forestale, già responsabile del CTA del Parco Nazionale.
Nel Museo sono rappresentati gli aspetti salienti e significativi delle trasformazioni avvenute sulla montagna appenninica. Attraverso la visita sarà possibile compiere un ideale percorso lungo il XX secolo e imparare a “riconoscere i segni presenti sul territorio e “interpretare” quindi il paesaggio: che non è solo effetto estetico e statico nel tempo, ma è il risultato, alle nostre latitudini, delle continue azioni e scelte che l’uomo opera sul territorio”.
L’introduzione alla pubblicazione dedicata al Museo di Fausto Giovanelli – Presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano
Il Parco Nazionale è l’espressione dell’essere moderno dell’Appennino Tosco Emiliano, di un’innovazione ormai avviata, di una nuova di identità e un progetto di futuro.Nel secolo appena trascorso, l’egemonia dell’idea della crescita industriale ha relegato l’Appennino ai margini dello sviluppo. Ha portato illusioni, delusioni e unqa perdita grave di risorse umane e tessuto civile. Oggi col Parco – e con ciò che esso rappresenta – l’Appennino si candida a una nuova centralità; recupera un orgoglio del territorio che è premessa indispensabile della riconquista di prestigio e ruoli di eccellenza.

Nell’epoca post-industriale, che si è affacciata alla storia, le aree rurali possono recuperare molto terreno perduto. Nella società dell’informazione e della conoscenza non occorrono infrastrutture faraoniche e troppo costose per rendere “competitive” le aree del crinale appenninico. Con le nuove tecnologie dell’informazione basta poco, forse basta volerlo, per abbattere il digital divide, che ancora discrimina i territori di montagna. Si intravede così anche se non è raggiunta, la frontiera di un nuovo rinascimento.

Che sia possibile “un altro sviluppo” lo dimostrano, e non sembri cosa singolare, proprio questi documenti del passato, questa straordinaria serie di fotografie, questo “museo del paesaggio” dell’Appennino tosco-emiliano, realizzato dagli operatori forestali con l’intelligenza appassionata e affinata dal lavoro sul territorio.

Il paesaggio – parola semplice che include nozioni complesse – è davvero oggi un tema di intensa attualità. La Convenzione Europea firmata a Firenze nel 2000 da Paesi europei, ha definitivamente consacrato il paesaggio come valore culturale economico e umano, come fattore di identità e competitività, come risorsa preziosa e rinnovabile, in quell’ampia accezione, che era stata colta, in modo profetico, dai principi fondamentali della Costituzione Italiana.

Questa mostra e questo libro spiegano benissimo, con l’immediatezza straordinaria delle immagini a confronto, che il paesaggio non è solo cartolina, ma è storia, è matrice naturale e fisica, ma è anche vissuto economico sociale, è progetto umano realizzabile e realizzato.

E la storia dell’Ambiente è solo storia di progressivo degrado? E davvero i principi della termodinamica condannano il pianeta terra al disordine ecologico? No! Almeno non nell’alta Garfagnana, non nell’alto Appennino.

Qui c’è la prova che si può passare dal degrado dei suoli e degli ambienti alla loro ricostruzione e arricchimento fino a livelli di eccellenza.

Qui, è vero, le funzioni produttive più tradizionali agrosilvopastorali, si sono in gran parte perdute e con esse si sono rarefatte le persone e i rapporti sociali che le interpretavano. Ma qualcosa si può ricostruire di nuovo e di antichissimo: agricoltura biologica, prodotti di sottobosco, agriturismo e artigianato di qualità, servizi alle persone del XXI secolo e turismi per quattro stagioni.

La storia del paesaggio, documentata in questa pubblicazione e nell’interessantissimo museo dell’Orecchiella consente con la forza immediata delle immagini, di “intelligere” e interpretare ciò che gli occhi, da soli, possono cogliere solo in superficie.

Racconta la profondità del presente nel confronto col passato. E così facendo propone un messaggio nuovo. Suggerisce una promessa di futuro: lo sviluppo sostenibile non è solo un sogno. E’ una necessità. E’ una possibilità concreta.

Oggi tutto il mondo sta combattendo la desertificazione e la perdita di biodiversità. Sull’ Appennino tosco-emiliano ci sono le prove che questa non è una battaglia perduta; che la natura , se l’uomo opera bene, può riconquistare spazi, che la bellezza si può accrescere, che le risorse della terra, gestite con oculatezza, possono offrire il capitale fisso per un nuovo progetto territoriale e umano.

L’Appennino, proprio perché difeso e protetto, può essere destinato a nuove finalità socio economiche di lunga durata e di ampio respiro. Green Economy e Soft Economy non sono solo orizzonti futuribili e estratti. Sono storie concrete presenti nel “Parco Appennino”.

Qui nella Riserva Naturale dell’Orecchiella, porta del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il paesaggio che evolve racconta una storia di equilibri sempre migliori tra la terra e gli uomini. Così, in qualche modo, accompagna e promette il futuro che vogliamo.

(Articolo tratto dal sito ufficiale del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano