10 FEBBRAIO 2020- GIORNO DEL RICORDO

“Mentre sul territorio italiano, in larga parte, la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli Italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave”. Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato le vittime delle foibe.

Ogni 10 febbraio in Italia si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata in memoria “delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano – dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, come recita la legge 30 marzo 2004, n.92, approvata 16 anni fa dal Parlamento a larga maggioranza, su proposta del deputato triestino Roberto Menia.

Il contesto storico

Cavità naturali profonde usate come trappole mortali senza via d’uscita. Persone che venivano gettate vive o morte in gole profonde. Tra il 1943 e il 1947 si calcola che almeno diecimila italiani vennero inghiottiti nelle foibe, cavità tipiche della regione del Carso, altopiano roccioso che si estende tra il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia e la Croazia. Il terribile eccidio venne compiuto dai partigiani del maresciallo Tito. Il comandante iugoslavo filo sovietico voleva eliminare la presenza italiana in Istria e Dalmazia.

Le ragioni di questa efferata violenza sono da ricercare nel fatto che i partigiani jugoslavi volevano vendicarsi del fascismo e dei fascisti. Dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino all’armistizio dell’8 settembre 1943 il governo di Roma aveva amministrato duramente le zone dell’Istria e della Dalmazia, abitate non soltanto da italiani, ma anche da popolazioni slovene e croate. Queste popolazioni furono oggetto di un’italianizzazione forzata da parte dei fascisti e di una serie di deportazioni nei lager nazisti.

Da qui il desiderio di vendetta da parte di Tito. Una vendetta che colpì indistintamente tutti gli italiani, senza alcuna differenza tra fascisti e antifascisti.

Il maresciallo jugoslavo – salito al potere nel 1945 – occupò Trieste con il suo esercito. Era il 1 maggio 1945. Nel giro di due mesi gli italiani che vivevano in Istria, in Dalmazia e nella città di Fiume furono costretti ad abbandonare tutto e a fuggire.  Chi non lo fece venne ucciso dall’esercito di Tito e gettato nelle foibe o deportato nei campi di concentramento in Slovenia e in Croazia.

Il massacro delle foibe

I primi a finire nelle foibe nel 1945 furono carabinieri, poliziotti e guardia di finanza, nonché militari fascisti della Repubblica Sociale Italiana di Salò (RSI) e collaborazionisti.

I condannati venivano legati l’un l’altro con un fil di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando nell’abisso, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui cadaveri dei loro compagni,

Si calcola che soltanto nella zona triestina almeno tremila persone vennero gettate nella foiba di Basovizza – oggi monumento nazionale e luogo di visite in occasione del 10 febbraio.

Perché il 10 febbraio

 Il 10 febbraio 1947 veniva firmato un trattato di pace – il trattato di Parigi – con cui venivano assegnate alla Jugoslavia città e terre italiane. Escludendo il “territorio libero di Trieste”, suddiviso in una zona A affidata al governo alleato e in una zona B gestita dalla Jugoslavia, le città costiere dell’Istria – è il caso di Fiume – finirono nelle mani del maresciallo Tito.

Il trattato provocò esodi di massa della popolazione italiana. La città istriana di Pola, abitata perlopiù da italiani, si svuotò in pochi mesi: 28mila persone su 30 mila se ne andarono. In trent’anni – fino alla firma del trattato di Osimo (1975) – si stima che trecentomila italiani emigrarono.

 Riccardo Pieroni

 

 

Agevolazioni per riapertura o ampliamento attività

Scadenza domande 28 febbraio

Emesso l’avviso per la richiesta di agevolazioni sui tributi comunali da parte di coloro che ampliano le proprie attività o riaprono esercizi chiusi da almeno 6 mesi.
Un’opportunità che nasce dal Decreto Crescita e che ha visto l’Amministrazione impegnata nella creazione di un fondo per anticipare le agevolazioni contenute nella normativa Nazionale.
L’avviso recante tutti i dettagli rispetto a tempi, soggetti interessati, documentazione richiesta, è scaricabile da questa pagina così come il modello di domanda e il testo del Decreto Legge.
Il termine per la presentazione delle domande è fissato nel 28 febbraio.

avviso

modello domanda

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UCG: AGGIORNAMENTO ANAGRAFICO DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE ATTIVITA’ PROMOZIONALI 2020

L’Ambito Turistico Omogeneo Garfagnana – Media Valle del Serchio ha tra le finalità la promozione turistica sovracomunale ed intende realizzare una lista aggiornata di contatti per la costruzione di un database delle Associazioni, delle Pro Loco e del loro calendario eventi 2020, per le azioni di coinvolgimento promozione e l’invio di comunicazioni di interesse.
Al fine di acquisire il maggior numero di contatti si invitano gentilmente tutte le Associazioni a
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