LA FRANA DI CAPRIGNANA

Nel settembre del 1920 un forte terremoto colpì l’area dell’alta Garfagnana e della Lunigiana, con gravissimi danni e centinaia di morti.

Nel novembre 1920, ovvero circa due mesi dopo il sisma, quello che era rimasto del paese di Caprignana fu ulteriormente danneggiato da una grossa frana, scatenata dal forte terremoto, il cui piede arrivò a deviare il corso del F. Serchio verso Ovest.

Gli effetti della frana portarono all’abbandono dell’abitato ed alla costruzione di Caprignana Nuova.

Gli articoli che vengono presentati, riguardano la storia della Frana di Caprignana, analizzata sotto il profilo geologico, sulla base di documenti d’epoca del Genio Civile, confrontati con foto aeree, con rilievi effettuati circa trenta anni fa ed aggiornati ad oggi.

La frana di Caprignana è confrontata con altri casi di frane indotte da terremoti, per ottenere indicazioni utili sulle ulteriori evoluzioni, anche in caso di altri terremoti e per individuare come ridurre il rischio ancora presente.

Per questo, il Comune di San Romano in Garfagnana, con un finanziamento della Regione Toscana, sta predisponendo interventi di ripristino di opere idrauliche realizzate negli anni ’70-’80, danneggiate dalle varie riprese di movimento del dissesto, tutt’ora in atto.

Per scaricare il primo contributo clicca QUI

Le ricerche sono ancora in corso, stiamo aspettando altri contributi che pubblicheremo in seguito.

7 settembre 1920- 7 settembre 2020: 100 anni dal terremoto della Garfagnana e della Lunigiana

“Questure, carabinieri, giornali, uffici di colpo nel marasma. Dove? Settanta – ottanta chilometri da Livorno. Niente a La Spezia. Meraviglia a Lucca. Forse a Massa Carrara? Niente. Le comunicazioni con la Garfagnana sono interrotte. Ed anche con la Lunigiana. É il massiccio Apuano che ha tremato, s’è dato una leggera scrollatina, appena un brivido, e si è rimesso in silenzio a cosa fatta”.

Nel 1970 lo scrittore e giornalista garfagnino Gian Mirolà ricordava con queste parole il terremoto che, esattamente cento anni fa, colpì duramente il nostro territorio. La mattina del 7 settembre 1920 una scossa sismica di magnitudo 6.48 – che era stata preceduta il giorno prima da scosse di minore intensità – interessò un’area di circa 160 km², che comprendeva Lunigiana e Garfagnana. La zona non registrava eventi simili da almeno 80 anni. Era il 1837: una scossa sismica di magnitudo 5.6 colpì il versante nord orientale delle Alpi Apuane. Ingenti danni si verificarono nei territori di Fivizzano e Minucciano.

Il terremoto del 7 settembre 1920, con un’intensità registrata all’epicentro del IX – X grado della Scala Mercalli, provocò gravi danni in numerosi centri abitati, come Castiglione, Fivizzano, Pieve Fosciana, Vigneta e Villa Collemandina. Le vittime furono 171, i feriti 650. Migliaia di persone rimasero senza casa.

Il sisma fu avvertito anche in altre regioni, come Emilia Romagna e Liguria. Nella provincia di Modena ci furono tre vittime e alcuni feriti; alcune case crollarono, altre vennero danneggiate, soprattutto nei comuni di Frassinoro e Pievepelago.

Il terremoto avvenne in un momento della giornata nella quale gran parte degli abitanti stava lavorando. Infatti l’economia locale si basava principalmente su tre attività: agricoltura, allevamento ed estrazione dei marmi. Poche persone si trovavano quindi in casa. In gran parte erano donne e bambini, tra le principali vittime del sisma. Inoltre molte persone, allarmate dalle scosse del 6 settembre, avevano dormito all’aperto la notte che precedette la violenta scossa.

Il terremoto provocò un numero relativamente basso di vittime in proporzione ai crolli e ai danni che distrussero interi paesi garfagnini. Il disastro fu amplificato dalle tecniche di costruzione degli edifici. Le case erano perlopiù costruite con materiali particolarmente scadenti, come grossi ciottoli di fiume arrotondati utilizzati come pietra da costruzione al posto dei mattoni.

I giornalisti furono tra i primi a recarsi sui luoghi colpiti e a descrivere la gravità dell’accaduto. “A mano a mano che ci inoltriamo nella regione colpita, tutto conferma, purtroppo, la fondatezza delle prime notizie. I paesi che sono successivamente attraversati dalla nostra macchina, mostrano sempre più gravi gli effetti della formidabile scossa, che ha scrollato tutto il sistema montuoso che corona le valli del Serchio e dei suoi affluenti”, scrivevano i cronisti de “La Nazione”.

I soccorsi furono segnati da ritardi e difficoltà di organizzazione, in parte spiegabili con l’interruzione delle comunicazioni telegrafiche. Risultava impossibile avere notizie certe, in particolare dai centri più piccoli.

L’entità dei danni non fu immediatamente chiara alle autorità: i primi telegrammi, inviati la mattina del 7 settembre dai Prefetti dell’area colpita alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, sottolineavano la violenza della scossa ma non disegnavano con precisione la gravità del danno. Soltanto nella tarda mattinata da Massa il Prefetto comunicava i primi dati sulle conseguenze del terremoto. Mentre le notizie che giungevano da Lucca – e riferite al capoluogo – inizialmente segnalavano solo lievi e rare lesioni di edifici.

Il terremoto del 7 settembre 1920  avvenne in un momento storico difficile per l’Italia. uscita da poco dalla Prima Guerra Mondiale. Il conflitto bellico aveva condizionato duramente l’economia e la vita politica del paese. In più, le ferite causate da altri terremoti, come quello di Reggio Calabria e Messina del 28 dicembre 1908 (magnitudo 7.1, tra le 90 e le 120 mila vittime) e di quello della Marsica del 13 gennaio 1915 (magnitudo 7, 30 mila vittime) non erano ancora state sanate.

Read more

25 APRILE 2020: 75 ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

La festa della Liberazione

Perché il 25 aprile

Il 25 aprile è il giorno in cui ogni anno in Italia si celebra la festa della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945. Un evento verificatosi dopo una lunga serie di sofferenze pagate dalla popolazione civile e dai territori della penisola. Ma l’occupazione tedesca e fascista in Italia non terminò in 24 ore. Il 25 aprile è una data simbolo: coincise con la ritirata da parte dei soldati della Germania nazista e di quelli fascisti della repubblica di Salò da Torino e Milano, dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano per riprendersi le città.

La decisione di scegliere il 25 aprile come festa della Liberazione fu presa il 22 aprile del 1946.

Il governo provvisorio guidato da Alcide De Gasperi – l’ultimo del Regno d’Italia – stabilì con un decreto che il 25 aprile dovesse essere festa nazionale. La data fu fissata in modo definitivo con la legge n. 269 del maggio 1949. Da quel momento il 25 aprile è un giorno festivo.

Anche se la vera e propria fine delle ostilità è avvenuta quindi il 2 maggio 1945, quando entrò in vigore in maniera ufficiale la resa, è stato scelto di indicare come data delle celebrazioni il 25 aprile in quanto rappresenta il culmine delle attività militari della Resistenza.

Nei primi mesi del 1945 decine di migliaia di persone, per lo più partigiani, combattevano contro l’occupazione tedesca e la repubblica di Salò nell’Italia settentrionale. A sud della Pianura Padana nel marzo del 1945 c’erano molti soldati occupanti, raccolti per cercare di resistere all’offensiva finale degli Alleati.

 

La Garfagnana e la guerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Toscana è stata cornice di molti scontri e rappresaglie che hanno spesso fortemente toccato la popolazione civile.  Il territorio della Garfagnana è stato coinvolto duramente nelle ultime fasi del conflitto. Le comunità che vivevano lungo il Serchio si ritrovarono nel bel mezzo dello scontro che vide, da una parte, le truppe alleate che risalivano la Penisola e le bande di partigiani presenti sul territorio, dall’altra l’esercito tedesco e alcune divisioni di soldati italiani. La rapida avanzata degli Alleati portò alla liberazione di Lucca il 5 settembre 1944. Ma la guerra proseguì: per circa sette mesi la Garfagnana diventò un teatro di guerra, soggetto a bombardamenti aerei e mitragliamenti a distanza. Il territorio del Comune di San Romano in Garfagnana venne colpito duramente, soprattutto nel dicembre 1944. In quel momento storico famiglie di sfollati, provenienti perlopiù da Livorno, da Pisa e della Lucchesia, giunsero in diverse frazioni del Comune, inserendosi in alcune attività lavorative come l’agricoltura, prestando così la loro opera alle famiglie contadine. Nei giorni successivi al Natale 1944 una serie di bombardamenti aerei investì i centri abitati del Comune: Villetta venne colpita duramente il 26 dicembre.

Linea del tempo: la Guerra di Liberazione nel Comune di San Romano in Garfagnana

La storia di Luigi Berni

Venne catturato dai tedeschi mentre seguiva le loro mosse durante un rastrellamento. La storia di Luigi Berni (1 giugno 1894 – 29 settembre 1944) è uno degli episodi più significativi della Resistenza garfagnina.

Originario di Bagno di Romagna (provincia di Forlì) e di idee socialiste, Berni lasciò l’Emilia Romagna negli anni Venti. Il coinvolgimento in alcune lotte tra braccianti e proprietari terrieri lo spinsero a riparare in Garfagnana. Iniziò a lavorare come muratore a Pieve Fosciana. Il suo antifascismo lo resero noto nei paesi del territorio. Nel luglio 1944, pur non essendo più giovanissimo – aveva 50 anni – incominciò la sua attività di informatore e staffetta partigiana per conto del Battaglione “Casino”, comandato da Giovanni Battistia Bertagni, partigiano ed ex alpino, medaglia d’oro al valore militare tuttora in vita.

“Il Berni era un mio dipendente e fu mandato a Castelnuovo Garfagnana con l’incarico di sorvegliare il movimento delle macchine”, ha affermato Bertagni in una vecchia testimonianza.

Il 20 settembre 1944 Berni venne arrestato da una pattuglia tedesca che stava eseguendo controlli. Il partigiano aveva con sè un binocolo: stava osservando le mosse delle truppe durante un’azione di rastrellamento a Castelnuovo di Garfagnana. L’uomo venne trasferito a Castiglione di Garfagnana, dove si trovava la sede della Feldgendarmerie. Per Berni iniziò un calvario di nove giorni. I tedeschi lo consegnarono ad Aurelio Benedetto Ricci, comandante della Brigata Nera. I “repubblichini” torturano il partigiano : volevano estorcergli delle informazioni. Berni non rivelò alcun fatto e rimase in silenzio. La sera del 29 settembre, ormai in fin di vita, il partigiano venne legato ad un automezzo e trascinato, con una corda al collo, lungo la strada che va da Castiglione di Garfagnana a Cerageto. In località Terrarossa gli uomini della Brigata Nera si accorsero che il cadavere era ormai sfigurato e decisero di abbandonare Berni ai margini della strada.

“Benché esente da obblighi militari, decideva egualmente di lasciare la sua numerosa famiglia per partecipare attivamente alle lotte di liberazione, distinguendosi in numerose operazioni per capacità, valore ed entusiasmo, rappresentando, specie tra i giovani, un esemplare di riferimento”.

Sono queste alcune delle parole contenute nelle motivazioni che portarono nel 1994 il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, al conferimento della medaglia d’oro al valore militare nei confronti di Luigi Berni.

Oggi, nei pressi della località Terrarossa, a un’altitudine di 1143 metri, un monumento ricorda l’”Eroe della Resistenza”, “trucidato dalla brutalità delle torture nazifasciste”.

“Con il suo silenzio ha dato voce alla libertà di questa terra”, si legge nell’iscrizione che ricorda il sacrificio del partigiano.

 

La memoria della Resistenza e della Guerra di Liberazione

Un progetto di salvaguardia della memoria storica della Resistenza e della Guerra di Liberazione. E che guarda anche alle future generazioni. Da gennaio l’amministrazione comunale raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale per conservarli nella memoria collettiva. I video raccolti si trovano nel canale youtube del Comune di San Romano in Garfagnana.

E proprio oggi, in occasione del 25 aprile, sono state caricati due nuovi contributi: le testimonianze di Remo De Lucia e Luigi Cecchini, entrambi militari prigionieri nei campi di concentramento nazisti, il primo proveniente dalla Campagna di Russia, il secondo preso prigioniero in Grecia.

La volontà di ricordare alle future generazioni un evento che colpì duramente il territorio della Garfagnana è testimoniato anche dall’incontro del dicembre scorso, tenutosi a Villetta, in occasione della commemorazione del bombardamento del 26 dicembre 1945 che colpì il paese.

Riccardo Pieroni

1 2